La Cassazione è intervenuta su un tema che riguarda moltissime famiglie: cosa succede quando un libretto postale cointestato finisce al centro di una lite tra gli eredi? E soprattutto: Poste può bloccare tutto finché non viene chiarita la successione? Con l’ordinanza n. 28935 del 2 novembre 2025, la Suprema Corte risponde in modo netto: no, il blocco non è più possibile.
La vicenda nasce in Calabria, dove un uomo aveva chiesto a Poste Italiane il rimborso della metà delle somme presenti sul libretto che aveva condiviso per anni con la madre, poi deceduta. Un’altra erede, tuttavia, aveva presentato opposizione, sostenendo che il libretto non potesse essere toccato finché non si fosse chiarita la divisione ereditaria. Poste, richiamando la vecchia normativa, si era rifiutata di pagare.
I giudici hanno però ricostruito la questione in modo diverso. Il libretto, benché originariamente aperto nel 1991, era stato sostituito nel 2003. Questo dettaglio è fondamentale, perché da quella data si applica la nuova disciplina introdotta dal decreto ministeriale del 2002, che ha eliminato la possibilità — prevista invece dalle vecchie regole — di bloccare il libretto in presenza di contestazioni tra gli eredi.
Secondo la Cassazione, oggi la clausola di “pari facoltà di rimborso” continua a valere anche dopo la morte di uno dei cointestatari: significa che chi resta può chiedere il rimborso, anche dell’intera somma, senza bisogno del consenso degli altri aventi diritto. L’opposizione degli eredi non può impedire a Poste di pagare ciò che spetta all’intestatario superstite. Se poi gli eredi ritengono che quella somma debba essere divisa diversamente, la loro lite deve svolgersi tra loro, non davanti allo sportello postale.
La Corte lo dice chiaramente: Poste Italiane non è più il “giudice” delle successioni. Il suo compito è verificare se chi chiede il rimborso è ancora intestatario del libretto. Se lo è, deve pagare. Punto.
Per questo motivo il ricorso di Poste è stato respinto. E il cointestatario superstite aveva diritto a ricevere almeno la metà delle somme, come già riconosciuto nei precedenti gradi di giudizio.
La decisione ha un effetto molto concreto: chi ha un libretto cointestato può stare più tranquillo. La morte di uno degli intestatari non paralizza il rapporto, né lascia tutto nelle mani degli eredi più “battaglieri”. Le contestazioni ereditarie si risolvono fra le parti, ma non possono bloccare l’operatività del libretto né impedire a chi è ancora intestatario di esercitare i propri diritti.